07/12/09

Gli ostacoli




"-Non sono gli ostacoli che determinano i risultati,

Ma, la capacità di reagire in modo positivo di fronte agli ostacoli. ..."

05/12/09

Una bella storia da leggere.

Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza di ospedale.
A uno dei due era permesso di drizzarsi a sedere per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi nei polmoni.
Il suo letto era proprio accanto l’unica finestra della stanza.
L’altro uomo invece doveva starsene sdraiato tutto il tempo sulla schiena.
I due uomini chiacchieravano all’infinito,
parlavano delle loro mogli e le loro famiglie, la loro casa, il lavoro, l’impegno del servizio militare, o dove avevano passato le vacanze.
Ogni pomeriggio, l’uomo vicino alla finestra, quando poteva stare seduto, passava il tempo
a descrivere al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori,
tanto che l’altro cominciò a vivere solo per quei periodi di una ora quando il suo mondo
si sarebbe allargato e ravvivato da tutta l’attività e il colore dell’universo là fuori. La finestra dava su un parco con un laghetto delizioso.
Anatre e cigni giocavano sull’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barchette.
Giovani coppie di innamorati camminavano abbracciati in mezzo a fiori di tutti i colori,
mentre si poteva vedere in lontananza una bellissima vista della città. Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva questi squisiti dettagli,
l’altro chiudeva gli occhi immaginando la pittoresca scena.
Un caldo pomeriggio, l’uomo alla finestra descrisse il passaggio di una banda.
Sebbene egli non potesse sentirla, poteva vederla con l’occhio della sua mente mentre il compagno di stanza vicino alla finestra gliela rappresentava con parole ricche di particolari. Giorni e settimane passarono.
Un mattino, entro’ l’infermiera di turno con dell’acqua perché si lavassero, ma trovò l’uomo vicino alla finestra privo di vita, sembrava fosse morto nel sonno, pieno di pace.
L’infermiera si rattristò molto e chiamò i portantini per portar via il corpo.
Appena gli sembrò opportuno, l’altro uomo chiese se poteva essere spostato vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di accontentarlo e, assicuratasi che tutto fosse a posto, lo lasciò solo.
Lentamente, l’uomo si tirò su a fatica su un gomito e si sforzò pian piano per girarsi verso la finestra per guardare fuori.
Davanti alla finestra non c’era che un muro bianco.
L’uomo chiamò l’infermiera e le domandò cosa avesse potuto spingere il compagno scomparso a descrivere quelle cose meravigliose fuori della finestra.
L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non avrebbe potuto vedere neanche il muro.
Forse, disse, voleva solo incoraggiarla….
**Conclusione** "-C’è tanta felicità nel rendere gli altri felici, nonostante la nostra propria situazione.
Dividere i dispiaceri li mitiga, ma dividere la gioia, la raddoppia…
Se vuoi sentirti ricco, elenca tutte le cose che hai che il denaro non puo’ comprare.
“-L’oggi è un presente, ecco perché si chiama presente"

03/12/09

Quando finisce la notte.

Un vecchio rabbino domandò una volta ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere
il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno.
"-Forse da quando si può distinguere con facilità un cane da una pecora?".
"-No"
disse il rabbino.
"-Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?".
"No!"
ripeté il rabbino.
"-Ma quand'è, allora?"
domandarono gli allievi.
Il rabbino rispose:
"E' quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella.
Fino a quel punto è ancora notte nel tuo cuore".
"Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli"
(Martin Luther King).

02/12/09

La malattia più grave.

Un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo.
I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l'infarto.
Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose:
"-L'indifferenza!"
Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato.
Infine gli domandarono quale ne fosse la cura.
E lo scienziato disse:
-"Accorgersene! "

01/12/09

Che parole? (Blandine)


Un uomo, preoccupato perché il suo matrimonio era in crisi, si recò a chiedere consiglio da un famoso maestro.
Questi lo ascoltò e poi gli disse:
"-Devi imparare ad ascoltare tua moglie".
L'uomo prese a cuòre questo consiglio e tornò dopo un mese per dire che aveva ascoltato ogni parola che la moglie dicesse.
Il maestro gli disse sorridendo:
-"Ora torna a casa e ascolta ogni parola che non dice".
Che parole bisogna dire per dare gioia?
Che parole bisogna dire per dare felicità?
Bisogna dire amicizia?
Bisogna dire concordia?
Bisogna dire anche libertà?
O bisogna prenderti la mano?
Che parole bisogna dire per dare Amore?
Che parole bisogna dire per dare tenerezza?
Bisogna dire ti amo?
Bisogna dire sempre?
Bisogna dire anche bambini?
O bisogna prenderti la mano?
Che parole bisogna dire?
Che parole?
E se non dico niente, se taccio?
Se ti guardo semplicemente
E se ti sorrido
Allora la mia mano prenderà da sola la tua
E tu sentirai queste parole
Nel mio silenzio...

30/11/09

Ditelo prima!


Lui era un omone robusto, dalla voce tonante e i modi bruschi.
Lei era una donna dolce e delicata, siano sposati.
Lui non le faceva mancare nulla, lei accudiva la casa ed educava i figli.
I figli crebbero, si sposarono, se ne andarono.
Una storia come tante.
Ma, quando tutti i figli furono sistemati, la donna perse il sorriso, divenne sempre più esile,
non riusciva più a mangiare e in breve non si alzò più dal letto.
Preoccupato, il marito la fece ricoverare in ospedale.
Vennero al suo capezzale medici e specialisti famosi.
Nessuno riusciva a scoprire il genere di malattia.
Scuotevano la testa e dicevano:
"-Mah!".
L'ultimo specialista prese da parte l'omone e gli disse:
"-Direi semplicemente che sua moglie non ha più voglia di vivere!".
Senza dire una parola, l'omone si sedette accanto al letto della moglie e le prese la mano.
Una manina sottile che scomparve nella manona dell'uomo.
Poi, con la sua voce tonante, disse deciso:
"-Tu non morirai!".
"-Perché?",
chiese lei, in un soffio lieve.
"-Perché io ho bisogno di te!".
"-E perché non me l'hai detto prima?"
Da quel momento la donna cominciò a migliorare.
E oggi sta benissimo.
Mentre medici e specialisti continuano a chiedersi che razza di malattia
avesse e quale straordinaria medicina l'avesse fatta guarire così in fretta.
Non aspettare mai domani per dire a qualcuno che l'ami.
Fallo subito.
Non pensare:
"-Ma, mia madre, mio figlio, mia moglie lo sa già".
Forse lo sa.
Ma tu ti stancheresti mai di sentirtelo ripetere?
Non guardare l'ora, prendi il telefono:
"-Sono io, voglio dirti che ti voglio bene".
Stringi la mano della persona che ami e dillo:
"-Ho bisogno di te!
Ti voglio bene, ti voglio bene, ti voglio bene".
L'amore è la vita.
Vi è una terra dei morti e una terra dei vivi.
Chi li distingue è l'amore.

29/11/09

La farfalla

Un uomo trovò il bozzolo di una farfalla.
Un giorno apparì una piccola apertura. Si sedette e guardò per diverse ore la farfalla mentre lottava per far passare il suo corpo attraverso quel piccolo buco.
Poi sembrò che non facesse più alcun progresso.
Appariva come se fosse uscita per il massimo che poteva e non potesse avanzare ulteriormente.
Così l'uomo decise di aiutare la farfalla,
prese un paio di forbici e divise in due la parte del bozzolo ancora chiusa.
La farfalla ne emerse facilmente, ma aveva un corpogonfio e piccole ali avvizzite.
L'uomo continuò a guardare la farfalla, perché si aspettava che, da un momento all'altro, le ali si sarebbero ingrandite ed espanse in modo tale da essere in grado di sorreggere il corpo,
chesi sarebbe, nel frattempo, sgonfiato. Non successe niente!
Di fatto la farfalla impiegò il resto della sua vita trascinandosi intorno, con un corpo gonfio e ali avvizzite. Non fu mai capace di volare.
Quello che l'uomo, nella sua precipitosa gentilezza nonaveva capito, fu che la ristrettezza del bozzolo e la lotta richiesta alla farfalla per uscire da quella piccola
apertura erano indispensabili affinché potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali.
La natura le aveva assegnato questa forma per potersi sviluppare ed essere in grado di volare, una volta cheavesse guadagnato la libertà, fuori dal bozzolo.
Molte volte gli sforzi che dobbiamo fare, rappresentano esattamente ciò che è necessario affrontare per affermarci nella nostra esistenza,
Se non incontriamo ostacoli, non avremmo la possibilità di diventare
forti come invece siamo.
E non potremmo mai volare!

27/11/09

Una parabola: l'aquila (di Antony de Mello )


Un giorno un contadino fece una curiosa scoperta:
-nel suo campo era caduto un aquilotto da chissà quale nido e si era perso.
Impietositosi l'uomo decise di prendersene cura e lo portò con sè,
consegnandolo alle cure delle galline del suo pollaio che lo crebbero con gli altri pulcini.
I giorni passavano e l'aquila,ignara di essere un'aquila,
cresceva convinta di essere una vera gallina, forse un pò più grande,
più robusta,ma era e si sentiva parte di quel pollaio in cui era vissuta.
Amava lo stesso granone e lo scorazzare nell'aia insieme alle altre. ma un giorno passò da quelle
parti uno scienziato che si stupì nel vedere qell'insolita scena:un'aquila in un pollaio.
Chiese al contadino di liberarla e di renderle giustizia richiamandola alla sua dignità.
Ma l'uomo rispose che ci provasse lui se era bravo,dal momento che ci aveva provato più volte,ma aveva sempre fallito.
Lo scienziato allora decise di mettere a servizio della libertà dell'aquila tutte le sue conoscenze.
La prese e la portò sul tetto del pollaio,e le gridò:
"-Vola,tu sei un'aquila".
Ma l'aquila era attratta dalla gara che facevano gli altri pennuti sull'aia alla conquista
del granone e così decise che era meglio scendere subito a prendere la sua parte.
Per la seconda volta lo scienziato la portò su un ramo altissimo e le gridò:
"-Vola,tu sei un'aquila!".
Ma le amiche galline la chiamavano e l'aquila non seppe resistere a quel richiamo,
così ancora una volta decise che la cosa migliore era ritornare nel pollaio.
Infine lo scienziato decise di tentare l'ultima possibilità:la prese e la portò sul più alto monte, la lasciò sola di fronte al sole e le gridò:
"-Vola,tu devi volare, la tua dignità è volare.
Tu non sei una gallina, tu sei un'aquila!".
E sola, come quando l'uomo è solo con il suo dolore o di fronte al dolore, l'aquila decise di volare.
le sembrò la cosa più bella da fare e si rammaricò di non faerlo fatto prima.
le sembrarono così distanti e così improprie, per lei aquila,
le ore trascorse con le galline.
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