29/10/15

Nel dolore o nella fedeltà?


Entrambi vogliono, desiderano, bramano, gridano affinché Dio veda le loro necessità, però, fin quando uno piange, l’altro non ha il diritto di esigere!

Esistono due comportamenti che sono completamente differenti nella persona che è fedele e quella che è infedele, poiché nonostante entrambe vogliono la stessa cosa, che Dio risponda alle loro richieste, il loro modo di agire è abbastanza differente!

Adesso, osserva:
L’INFEDELE: La persona che è infedele a Dio, ma che conosce la Bibbia, i Comandamenti e le Promesse, chiede a Dio di ricordarsi del suo dolore, della sua afflizione, delle sue necessità.

IL FEDELE: Mentre la persona che è fedele a Dio, ai Suoi Comandamenti, chiede a Dio di ricordarsi della sua fedeltà, non dei suoi problemi, delle sue necessità. Lei chiede a Dio di pesare nella Sua Bilancia giusta, che è l’altare, la sua fedeltà.

Ti supplico, o Eterno, ricordati come ho camminato davanti a Te con fedeltà e con cuore integro.  2 Re 20:3

Il fedele chiede a Dio che prima risponda alla totalità del suo servizio, della sua Fede, della sua fedeltà, della sua confidenza, della sua obbedienza a Lui. Queste sono state le parole di Ezechia quando era stato designato per morire, a causa di un problema di salute, di conseguenza, lasciare il suo regno distrutto, visto che era già stato minacciato dal re dell’Assiria. Inoltre, Ezechia sarebbe morto senza lasciare un erede, una nazione stabile, e molto meno una famiglia salva.

Lui aveva molte necessità, molte più di noi, come re, come marito, padre, leader, ma prima di tutto ciò, lui era fedele a Dio.
Dio non si sensibilizza con i nostri dolori, afflizioni, minacce, lacrime, responsabilità, problemi che stiamo affrontando. La prova è che tutte le volte che il Signor Gesù ha incontrato una persona che piangeva, la prima cosa che faceva era di comandare alla persona di smettere di piangere. In altre parole, le tue lacrime, non risolveranno il tuo problema, e non serviranno a nulla. La persona fedele, si appella alla sua fedeltà!

Ezechia sapeva di non essere perfetto, ma si appellò a Dio nella pienezza del suo cuore: ossia, se il suo cuore, la sua fedeltà, non erano totalmente Suoi, nei buoni e nei cattivi momenti; se la sua Fede, la sua confidenza, la sua obbedienza, non erano rivolte a Lui.

Ezechia aveva chiesto a Dio di pesare nella Sua Bilancia, e Dio pesò, e cambiò quel quadro, Egli fece ciò che lui non gli aveva chiesto – lo curò, prosperò il suo regno, lo liberò dagli assiri, salvò la sua famiglia inoltre benedì i suoi eredi.
Vuol dire che Dio ha fatto le cose al di là di quello che poteva immaginare, perché lui si appellò alla sua fedeltà!

Però esistono persone che non sono benedette, pur decimando, offrendo e lavorando, perché? 
Perché sono infedeli a Dio, perché l’infedeltà non è tradotta in pratiche, ma in ciò che sei tu nel tuo cuore e se lo stesso appartiene a Lui o no.

Caro(a) lettore (a) fedele, non aprire la mano dalla tua fedeltà, perché lei non ha prezzo. Non venderti alle tentazioni, perché la tua fedeltà vale molto di più di tutto l’oro, tutto l’argento, di tutta la notorietà, di tutti i diplomi o titolo che possa esistere al mondo. Non aprire la mano dalla tua fedeltà, perché se tu lo facessi, è perché non ha un’alleanza con Dio, giacché, CHI HA UN’ALLEANZA CON DIO È FEDELE!

Dio è con te e anch'io!

Vescovo Julio Freitas

Uma Regra de ouro que Jesus nos deixou

Il migliore in tutto

Il migliore in tutto

Il Dio Altissimo è il meglio di tutto. Il Miglior Signore, Il Miglior Consolatore, Il Miglior Padre, Il Miglior Inspiratore, Il Miglior Amico, La Miglior Guida, Il Miglior Marito… 
E anche noi, come Suoi rappresentanti qui sulla Terra, dobbiamo differenziarci come i migliori in tutto, al fine che tutte le persone intorno a noi possano vedere che Egli è attraverso di chi noi siamo.

Il problema è che molti non prestano la giusta attenzione a questo, o hanno perso questa visione con il passare del tempo. Questi sono i migliori in chiesa e nei servizi direttamente legati al campo spirituale, ma lasciano a desiderare nelle loro mansioni quotidiane come padri, figli, mariti, mogli, dipendenti, titolari… 
Cercano di migliorarsi come servi di Dio, ma dimenticano di perfezionarsi come servi dei loro somiglianti. Così, non c’è da straniarsi se la sua fede perde credito davanti a coloro con il quale convive.

Dobbiamo ricordarci che, per compiere con efficienza la missione che ci è stata data per guadagnare anime, è fondamentale che siamo considerati come un punto di referenza per chi non conosce Dio, perché loro possano avere interesse nel conoscerLO. Infine, chi desidererebbe servire il Dio Eterno di un padre distante, di un figlio problematico, di un marito rilassato, di una moglie irritante, di un dipendente pigro o di un titolare ingiusto? 
A quale persona piacerebbe conoscere la fede di un’altra che si comporta peggio di lei? 
L’Altissimo, nella Sua Infinita Saggezza, ci orienta a questo riguardo:

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Matteo 5:16
Come riuscire ad essere migliori in tutto? 
Dio lascia il consiglio in Colossesi 3:17-24:

E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù… 
E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini… 
Poiché voi servite a Cristo, il Signore.
Ossia, ci dobbiamo comportare dinnanzi ai nostri somiglianti come se stessimo davanti a Dio, trattarli con la stessa dedizione con la quale trattiamo Dio e fare per loro come se stessimo facendo per Dio! 
Tutto questo in Nome del Signor Gesù, avendo la consapevolezza che Egli sta ricevendo nelle Sue Braccia le anime guadagnate attraverso della nostra testimonianza!

Essere migliore in tutto, non è arroganza, prepotenza, orgoglio e neanche vanità. Ma è mostrare il DNA dell’Onnipotente che scorre nelle tue vene. Essere il migliore in tutto è di competenza cristiana.

28/10/15

Santa Ignoranza

Santa Ignoranza

Iniziare a pensare e a mettere in discussione la situazione in cui si vive è il punto di partenza per l’azione della fede intelligente. Abraamo era un uomo che metteva sempre in discussione la sua vita e per questo si rivoltava con la religiosità della sua epoca, soprattutto perché vedeva che questa non poteva fare nulla per lui e la sua famiglia. Come avrebbe potuto credere in ciò che non poteva fare nulla neanche per se stesso? La sua rivolta e la sua intelligenza aprivano il cammino per conoscere il Vero Dio. Ma prima di essere Abraamo, lui era chiamato Abramo. Era un caldeo, un popolo che, come i suoi vicini, aveva dei per tutto: dio per questo e per quell’altro, dio dell’acqua, della fertilità, della piantagione, dei tuoni ecc.

Per Abraamo, Dio era Signore di tutte le cose, era Supremo e Sovrano.

Il padre di Abraamo, dice la tradizione giudaica, era un mercante di immagini, era un uomo devoto alle immagini, vendeva le immagini degli dei caldei. Un giorno, il padre di Abramo dovette uscire e lo lasciò per la gestione del negozio di immagini.

Abramo, rivoltato con tutto ciò, poiché il padre non credeva in un Unico Dio come lui stesso credeva, prese un martello da fabbro e ruppe tutte le statue, ma lasciò intatta la più grande di tutte, una di grandezza naturale, mise il martello tra le braccia dell’immagine e rimase lì aspettando il padre.

Quando il padre tornò, vide tutte quelle macerie, che era tutto distrutto. Guardò verso la statua più grande che aveva il martello tra le braccia e domandò al figlio che cosa fosse accaduto.

Abraamo gli disse che l’immagine grande aveva fatto quella strage rompendo tutto, e il padre gli rispose come avrebbe potuto fare una cosa simile se lei non aveva vita, era soltanto una statua!

Abramo allora gli rispose che, se lei era soltanto una statua e non aveva vita, perché il padre credeva in lei?

27/10/15

Benedizione della Primogenitura (Parte 1)



Nel capito 1 nel libro di Malachia, versetto 2, Dio disse queste parole:

Io v’ho amati, dice l’Eterno. Ma voi dite: In che cosa ci hai amati?. Esaù non era forse fratello di Giacobbe?, dice l’Eterno. Tuttavia io ho amato Giacobbe.

Le persone che vogliono che Dio dimostri il Suo amore per loro per mezzo di parole, sentimenti o, tollerando i loro errori.

Dio, perché ci ama, ci perdona e non assolve il peccatore! Perché lui impari dal suo errore, cresca, maturi, e diventi un esempio positivo di qualcuno che ha sbagliato, ma che ha riconosciuto il suo errore, lo ha confessato e abbandonato e, che adesso pratica ciò che è giusto, che è vero, che è sicuro!

Le persone vogliono che Dio, le ami e che inoltre, tolleri i loro errori, inoltre che lo benedica pur praticando ciò che è sbagliato! E Dio, Lui cammina nella Verità, Lui cammina nella Giustizia, Lui cammina nella Luce!
Se io voglio camminare nelle tenebre, Dio può camminare insieme a me?
Se io voglio mentire, Dio può camminare insieme a me?
Se io voglio praticare l’ingiustizia, Dio può camminare insieme a me?

No! Se io voglio camminare con Dio, se voglio che Dio cammini insieme a me, io devo amare la giustizia, devo amare la luce, devo amare la verità.
Dio ha detto “Io vi amo”, ma voi dite che non vi ha amati! Guarda i miei problemi; guarda le mie necessità, guarda quanta sofferenza! …
Si, ma Io non sono la causa della vostra sofferenza! 
Io non sono la causa del vostro dolore! 
Voi state raccogliendo ciò che avete seminato! 
Ma non per questo Io ho smesso di amarvi!

Perciò Egli domanda: “Esaù non era forse fratello di Giacobbe?”

Chi è stato Esaù? 
Il figlio primogenito del figlio della Promessa, il figlio di Isacco, che era il figlio di Abraamo, e Abraamo camminò con Dio.
Abraamo ha avuto le sue lotte, le sue difficoltà, è passato per momenti difficili, ma non per questo ha dubitato dell’amore di Dio, ne della Promessa e neanche dell’attenzione Divina! 
È diventato padre a cent’anni, è diventato padre di Isacco. Nei suoi ultimi giorni di vita, che cos'ha fatto Abraamo con Isacco?

Qual è stata l’eredità che Abraamo ha lasciato a Isacco? 
La benedizione che lui aveva ricevuto da Dio!
Ciò che arricchisce l’essere umano, non sono i beni materiali, non sono i diplomi, non sono i titoli, ciò che arricchisce l’essere umano, è la benedizione di Dio! 
Lui ci da la salute, Lui ci da la saggezza, Lui ci da la forza! 
La benedizione di Dio! 
Così Abraamo passò la benedizione a suo figlio, impose le sue mani su suo figlio. E suo figlio Isacco è stato benedetto come lo è stato Abraamo, primogenito di Dio.

Lui ricevette la benedizione della primogenitura. Isacco ebbe due figli, Esaù era forte, era un cacciatore, in quell'epoca era molto importante che l’uomo fosse così! 
In quell'epoca non c’erano gli eserciti, loro erano molto ricchi. Abraamo fu ricchissimo, e lasciò la benedizione a Isacco e tutte le sue ricchezze! 
Solo che il suo segreto, come il segreto di suo padre, non erano i beni materiali, era la benedizione di Dio!
Adesso, Esaù, non vedeva in questo modo, lui vedeva i beni, suo nonno era stato ricco, di successo, è stato un uomo di Dio, mio madre lo stesso, io erediterò naturalmente …. Che cosa?”
 …. Le ricchezze di mio padre!

È l’ordine normale della vita, io sono il primo figlio, quindi una parte dell’eredità è mia! 
Lui era già forte, coraggioso, cacciatore. La Bibbia dice che era peloso! 
Capellone, coraggioso. La Bibbia dice che aveva molte pretendenti!
Non era il caso di Giacobbe, lui era un uomo calmo, di casa, era completamente differente da suo fratello! 
Solo che questi commise un grave errore, lui disprezzò la benedizione del padre. Lui disprezzò l’imposizione delle mani del padre, che gli avrebbe passato ciò che ha più valore, che il denaro non può comprare! Che le guerre non conquistano! Che la bellezza, la salute, la fama non gli da!

Ci sono cose nella vita, che il denaro non compra, il tempo non conquista, tutto non ci da!

Lui ha disprezzato la benedizione di Dio, la benedizione del padre, la benedizione della primogenitura, e lui, guardò soltanto in ciò che era materiale, nell'oro; nell'argento; nei beni; nei servi che aveva ereditato dal padre. Lui ereditò animali, migliaia di animali, e disprezzò lo spirituale!

Suo fratello, che non era il primogenito, ma che era spirituale, lui disprezzò il materiale, lui non voleva ciò che era materiale. Lui non si preoccupava dell’oro della tenuta, con i servi, con le serve, con gli animali! 
Lui si preoccupava, con ciò che il padre aveva ricevuto dal nonno! 
… Che cos'era? …
La benedizione della primogenitura, l’imposizione delle mani del padre al figlio, dicendogli: “figlio ricevi la benedizione che Dio mi ha conferito. Io la passo a te!”

La benedizione di Dio non si conquista con parole, la benedizione di Dio, si conquista con obbedienza, sacrificio, perseveranza, lotta! 
Tu che lotti contro di chi? 
Contro gli altri! Si o no!?
No! 
Lottando contro il tuo stesso “io”, contro l’autosufficienza, sono intelligente, sono capace, sono forte, che era l’errore di chi? 
Di Esaù!

Dio è con te e anch'io!

Vescovo Julio Freitas

Obiettivo del talento

Obiettivo del talento

Nella parabola dei talenti, documentata in Matteo 25:14-30, possiamo notare che il Signor Gesù non ha dato i talenti ai Suoi servi invano. Lui aveva un proposito, un obiettivo, una visione, un’aspettativa riguardo a questi talenti. Ti sei già domandato perché Dio ti ha dato il talento che hai? 
Che cosa aveva in mente quando Ti ha concesso una capacità maggiore per una determinata cosa? 
O qual è la Sua intenzione nell'abilitarci ad un incarico specifico?

Dio vuole ricevere i frutti di questo talento, ossia, moltiplicare il talento. Così come quando diamo qualcosa a Dio e ne riceviamo moltiplicato, anche Lui quando ci da qualcosa deve ricevere moltiplicato! 
Non c’è nulla di più giusto, non è vero?

Esistono talenti che nascono già con noi, ed altri che dobbiamo sviluppare in rapporto alla nostra crescita e maturità. Lo sviluppo di questi nuovi talenti non è un qualcosa di superfluo o dispensabile, ma è un obbligo! 
Per di più, non è questo che Egli ha preteso dai Suoi servi, nella parabola? 
Che guadagnassero altri talenti attraverso quelli che gli erano già stati dati?

Il talento moltiplicato è ciò che abbiamo acquisito per mezzo di quelli che avevamo dalla nascita. Il servo buono e fedele moltiplica i talenti che ha ricevuto, ossia, sviluppa gli altri talenti attraverso loro! 
Non si accontenta di ciò che sa già fare, ma cerca di fare di più! 
Non restituisce soltanto ciò che ha ricevuto, ma restituisce anche quelli che ha sviluppato!

Nella parabola, colui che aveva cinque talenti, ne guadagnò altri cinque; colui che ne aveva due, ne guadagnò altri due. Questo significa che possiamo sviluppare almeno un talento di ogni talento che abbiamo! 
Che cosa straordinaria!

Il talento che tu hai, qualunque esso sia, non ti è stato dato invano. Perciò, non riceverlo invano, conforme a quanto è scritto:
"Ora, essendo Suoi collaboratori, vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio." 2 Corinzi 6:1

Dio ti ha concesso questo talento perché tu sia un Suo cooperatore, salvando e moltiplicando gli altri talenti, per salvare di più! 
Ogni talento che possiedi o sviluppi è un canale in più per guadagnare anime. Questo significa che, quanto più talenti possiedi, più anime potrai guadagnare!

Che cosa farai, adesso che hai compreso l’obiettivo del talento?

26/10/15

Amore e rispetto

Amore e rispetto

Ma ciascuno di voi così ami la propria moglie come ama se stesso; e similmente la moglie rispetti il marito. Efesini 5:33

In pochi versetti (dal 22 al 33), Paolo rivela il grande segreto per un matrimonio di successo. La sua spiegazione complessiva, si riassume in due fattori: amore e rispetto.

Amore e rispetto. Due parole semplici che sono diventate realmente banali: nel momento in cui hanno perso il senso originale nella testa della maggior parte delle persone, fanno le stesse, girare gli occhi e pensare “come se non lo sapessi o non le praticassi …”. Il concetto elaborato automaticamente impedisce una riflessione più profonda su queste due parole, ed è proprio lì la causa della rovina di molti matrimoni.

Nelle discussioni tra coniugi, quando la moglie pretende dei comportamenti che dimostrano amore da parte del marito, normalmente lui arriva con la risposta “ma è chiaro che ti amo”. Allo stesso modo, quando un marito pretende più rispetto da parte di sua moglie, lei si difende con un “ma certo che ti rispetto!” In realtà, se i giustificativi fossero reali, non ci sarebbero pretese. Se le pretese sono reali, significa che anche l’assenza di questi due fattori è reale.

Questo accade perché, molte volte, il marito che dice di amare sua moglie, è lo stesso che la lascia in ultimo piano, che non apre mai la mano dalle sue preferenze e dalla sua vita da single. Similmente, quando la moglie dice di rispettare il marito, è la stessa che permette le interferenze dei genitori nel loro rapporto, che prende decisioni autonomamente e non da credito all'opinione del suo compagno. Non vi è alcuna correlazione tra ciò che dicono o fanno, tra parole e azioni. Un concetto molto superficiale su ciò che realmente è l’amore e il rispetto.

Per chi non ha molta famigliarità con il reale significato di queste due parole, la Bibbia fornisce la spiegazione e inoltre mostra come metterle in pratica:

– Amore: consegna.

Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato Se stesso per lei. Efesini 5:25

– Rispetto: sottomissione.

Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore. Efesini 5:22

Il consiglio lascia evidente che ogni – uomo e donna – ha il suo ruolo, giacché ognuno ha anche le proprie necessità. Se i ruoli vengono adempiuti, le necessità saranno saziate. L’uomo ha bisogno di rispetto, mentre la donna ha bisogno di amore. Quando uno offre all'altro esattamente ciò di cui necessita, allora il matrimonio sarà felice. Per questo, Paolo ha orientato ad ognuno a concentrarsi in ciò che deve fare per l’altro, e non in ciò che l’altro deve fare.

Amore e rispetto. Queste due parole, custodiscono ciò di cui tu hai bisogno di dare, non ciò di cui hai bisogno di ricevere.

Cosa ci mantiene in piedi

Cosa ci mantiene in piedi

Ah, che giorno ineguagliabile quello in cui lo Spirito Santo ci ha rivelato il Santo Cammino, che è il Signor Gesù! Abbiamo imparato che camminare per Lui, giungiamo alla Salvezza.

All'inizio della camminata, la maggior parte dei cristiani è temente, poiché il ricordo del loro amaro passato è ancora vivo. Però, senza la dovuta attenzione concernente la vita spirituale, il tempo fa svanire questo ricordo e, i valori Divini, poco a poco vanno perdendosi.

Il timore al Signore e alla Sua Parola è la cosa più importante, poiché è questo che rende possibile l’obbedienza. In assenza di questo principio fondamentale della vita cristiana, la persona si rende libera e senza ritegno a ogni tentazione.

Questo significa che lei si trova in grande pericolo, perché il male la istigherà frequentemente in qualche modo per agire contro Dio. Puoi notare che lo stesso Signor Gesù ha affrontato questo confronto, quando fu tentato dal diavolo. Tuttavia, per timore riverente a Suo Padre, Egli rimase stabile, mostrandoci come reagire velocemente all'azione delle tenebre.

Quando però, la fede non cammina più di pari passo con il timore, la persona diventa vulnerabile agli attacchi del male.

– Senza timore, lei non riesce a mantenere la sua integrità davanti alla facilità nell'essere disonesta e rubare;
– Senza timore, lei non resiste più alla tentazione cliccando su materiale pornografico che normalmente arriva senza alcuna richiesta;
– Senza timore è impossibile mantenere il cuore pulito quando si è pregiudicati e traditi da persone care;
– Senza timore, lei non è più calma e non riesce a non fare ritorsioni contro le calunnie;
– Senza timore, lei non si opporrà più alle influenze imponenti che riceve al lavoro, a scuola, nella cerchia di amici ecc., su droghe, bugie, sesso e malvagità;
– Senza timore, lei non protegge più la sua fede quando subisce un’ingiustizia e quando è giudicata;
– Senza timore, i desideri aumenteranno di volume nella sua mente aperta che è senza protezione, e prima o poi, scoprirà che la carne grida per avere sollievo.

In questo modo nasce il peccato.

Mentre una persona senza timore ha molti pretesti per cadere, quella che è temente, pur avendo motivi realmente avversi, rimane fedele. Lei si trova in circostanze che la possono fare sviare dalla fede, ma il suo timore è una difesa contro questo, lei lotta per mantenere i suoi pensieri, intenzioni e cammini puri.

Osserva che magnifica comprensione riguardo il timore:

La mia carne trema tutta per paura di Te, e io temo i Tuoi decreti. Salmo 119:120 (ND)
Il salmista dice che non sente solo Amore per la Parola di Dio, ma la sua anima trema di paura al pensare nei decreti dell’Altissimo in risposta al peccato. Gli si rizzano i peli del corpo a causa dei brividi per la profonda paura della disciplina che potrebbe subire, nel caso trasgredisse.

Nota che lui ha timore a Dio e teme Dio, per questo si allontana dal peccato.

Chi possiede questo timore, teme e trema al sol pensiero di perdere il privilegio della presenza dell’Onnipotente. In questo modo, per non correre il rischio, si perfeziona ogni giorno di più nella sua comunione con Dio. Ogni parola ascoltata o letta nelle Sacre Scritture parla profondamente e nutre il suo spirito.

In contrasto, colui che ha perso il timore, può avere conoscenza sulle stesse cose, ma vaga per le vie tortuose del peccato nella sua mente fino a giungere al momento in cui il diavolo lo metterà al tappeto in un solo colpo!

Fondare la vita sul timore è fondarla sulla Roccia Eterna, e vivere così sicuro per sempre.

Ha collaborato: Nubia Siqueira.

.

.