16/05/12

Racconto che fa riflettere: Strategia dell'Asino.

" C'erano una volta un uomo anziano e un vecchio asino.
Un giorno, l'asino cadde in un pozzo ormai esaurito, ma profondo. Il povero animale ragliò tutto il giorno e l'uomo cercò di pensare a come tirarlo fuori dal pozzo. Alla fine, però, pensò che l'asino era molto vecchio, debole, senza contare che da tempo aveva deciso di riempire di terra il pozzo che era ormai prosciugato.
Decise di seppellire là il vecchio asino. Chiese a diversi vicini di aiutarlo; tutti presero una pala e cominciarono a gettare terra nel pozzo. L'asino si mise a ragliare con tutta la forza che aveva. Dopo un po', però, tra lo stupore generale, dal pozzo non venne più alcun suono.
Il padrone dell'asino guardò nel pozzo, credendo che l'asino fosse morto, ma vide uno spettacolo incredibile: tutte le volte in cui veniva gettata una palata di terra nel pozzo, l'asino la schiacciava con gli zoccoli. Il suo padrone e i vicini continuarono a gettare terra nel pozzo e l'asino continuò a schiacciarla, formando un mucchio sempre più alto, finché riuscì a saltare fuori."
"-Ci è utile ricordare, che anche nei momenti difficili Dio sta con noi.  Anzi nei momenti difficili Dio è più attivo. Anche se è duro affermarlo, noi scopriamo che i momenti difficili in realtà sono i migliori momenti!
Allora, approfitta questi momenti difficili per apprendere, per far maturare le virtù dello Spirito Santo nella tua vita.
Se crediamo in Dio, dobbiamo agire con fede. 
La tua attitudine è cruciale.  Tutti dobbiamo affrontare momenti difficili, l'importante però è che questi momenti non ci rubino l'opportunità di crescere. Non arrabbiamoci, non lamentiamoci.  
Ogni problema ci offre l'opportunità di compiere un passo avanti. 
Nonostante le difficoltà e gli imprevisti bisogna sempre avere la forza di reagire ed è proprio con la costanza e con la tenacia che riusciamo a trovare soluzioni a quei problemi che ci sembrano difficili ed insuperabili. di fronte alle necessità difendono il valore più importante: la fede e la voglia di vincere.
Per questo mai ci diamo per vinti. Nei momenti difficili dobbiamo reagire, solo così usciremo dal problema
Molte volte ci si presentano situazioni che appaiono insormontabili, è questi momenti che affrontiamo con fede, con determinazione e con perseveranza, in questo modo li potremo superare, proprio come la disavventura dell'asinello.  Le esperienze negative sono quelle che ci consentono di migliorarci. Cerchiamo di avere più fiducia in Dio!
Dobbiamo resistere nei momenti più difficili. Non ti arrendere, anche se il cammino sta pieno di difficoltà.
Un cammino che ha i suoi momenti nuvolosi, ma anche soleggiati, a volte di montagne ma anche di valli. Momenti in cui vogliamo arrenderci, come anche momenti in cui vogliamo andare avanti. Se ci teniamo fermi nella nostra attitudine, alla fine noi siamo usciti vittoriosi. 
Non importa lo spessore del tuo problema, si può risolvere, ogni problema ha una soluzione. Ricordate: una persona può fare la differenza. Dio è sempre con noi." 

«Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono». 
(Ebrei 11. 1). 
«Ogni cosa è possibile a chi crede» 
(Marco 9. 23).
La fede, si contrappone alla vista. Paolo ci ricordava che «Camminiamo per fede e non per visione» 
(2 Corinzi 5. 7).

Non disprezzarti e non mollare!

Dio vi benedica nel nome del Signore Gesù.


13/05/12

Cosa significa prendere la propria croce?

 Racconto: Il burrone

« Un uomo sempre scontento di sè e degli altri continuava a brontolare con Dio perché diceva:
"Ma chi l'ha detto che ognuno deve portare la sua croce?
Possibile che non esista un mezzo per evitarla?
Sono veramente stufo dei miei pesi quotidiani!". Il buon Dio gli rispose con un sogno.
Vide che la vita degli uomini sulla Terra era una sterminata processione.
Ognuno camminava con la sua croce sulle spalle. Lentamente, ma inesorabilmente, un passo dopo l'altro. Anche lui era nell'interminabile corteo e avanzava a fatica con la sua croce personale. Dopo un po' si accorse che la sua croce era troppo lunga: per questo faceva tanta fatica ad avanzare.
"Sarebbe sufficiente accorciarla un po' e tribolerei molto meno", si disse. Si sedette su un paracarro e, con un taglio deciso, accorciò di un bel pezzo la sua croce. Quando ripartì si accorse che ora poteva camminare molto più spedito e leggero. E senza tanta fatica, giunse a quella che sembrava la meta della processione degli uomini.
Era un burrone: una larga ferita nel terreno, oltre la quale però incominciava la "terra della felicità eterna". Era una visione incantevole quella che si vedeva dall'altra parte del burrone.
Ma non c'erano ponti, ne' passerelle per attraversare.
Eppure gli uomini passavano con facilità. Ognuno si toglieva la croce, l'appoggiava sui bordi del burrone e poi ci passava sopra.
Le croci sembravano fatte su misura: congiungevano esattamente i due margini del precipizio. Passavano tutti. Ma non lui. Aveva accorciato la sua croce e ora essa era troppo corta e non arrivava dall'altra parte del baratro. Si mise a piangere e a disperarsi:
"Ah, se l'avessi saputo!".
Ma, ormai, era troppo tardi e lamentarsi non serviva a niente. »

Cos'è la rinunzia di se stessi?
Come rinunziamo a noi stessi?
E perché dobbiamo?
Gesù è venuto per compiere la volontà del Padre, fino a dare sulla croce la sua vita.
La rinunzia di noi stessi è semplicemente rinnegare, o rifiutarsi di seguire la propria volontà, essendo convinti che la volontà di Dio è l'unica vera via.

Rinunziare a se stessi e prendere la propria croce; è assolutamente necessario per divenire , o continuare ad essere un discepolo di Gesù; se non pratichiamo a rinunzia di noi stessi non siamo suoi discepoli.
É inutile cercare di seguire Colui che è stato crocifisso senza voler portare giornalmente la nostra croce. Fintanto che non rinunzieremo a noi stessi sarà impossibile non rinunziare al Signore.

“Se qualcuno vuole seguire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e segua me.” (Mc 8,34)

Cosa significa nella vita giornaliera prendere la propria croce?
Dobbiamo scoprirlo, perché chiunque vuole seguire Cristo non deve solo rinunziare a se stesso ma deve anche prendere la sua croce. Prendere la nostra croce significa fare qualsiasi cosa che va contro ciò che noi sceglieremmo fare.
Allora, prendere la nostra croce è un pò più difficile che rinunziare a se stessi. Si alza ad un livello più alto ed è più difficile per la carne e il sangue.
 La volontà di Dio è come una via che porta diritto a Lui.
La volontà dell'uomo, che una volta correva parallela a quella di Dio, è ora un'altra via, che corre dal lato opposto e porta lontano da Dio. Se camminiamo in una via, dobbiamo lasciare l'altra, non possiamo camminare nello stesso tempo in entrambe.
È impossibile all'uomo seguire sia la sua volontà che quella di Dio, allo stesso tempo.
Bisogna scegliere l'una o l'altra: Rinunziare alla volontà di Dio per seguire la propria, o Rinunziare a sè stessi per seguire la volontà di Dio!
Senza dubbio, per un tempo è più piacevole seguire la propria volontà e i propri desideri. Ma, seguendo i nostri desideri, in ogni cosa, rinforziamo la ribellione nei nostri cuori...
 In un modo, o nell'altro, un seguace di Cristo, certamente dovrà prendere la sua croce "ogni giorno".
Prendere la croce non significa letteralmente strapparci la carne, indossare dei vestiti scomodi, esporci ad estremo caldo o freddo, o fare qualsiasi cosa che potrebbe danneggiare la salute del nostro corpo.
Significa invece abbracciare la volontà di Dio, anche se potrebbe essere completamente diversa da ciò che noi vogliamo.
Significa scegliere ciò che è buono, anche se potrebbe essere un medicina amara.
È sempre la mancanza di rinunzia a se stessi o nel non prendere la propria croce, che porta uno a non seguire Cristo e a non essere un suo discepolo.
Per questa stessa ragione, molte persone che una volta erano luci splendenti hanno perso luce e calore. Non hanno valutato la rinunzia di sé in tutta la sua importanza, né si sono presi il fastidio di praticarla. Infine, assicuriamoci di applicare queste cose alla nostra anima.
Meditiamo questo nel segreto, prendiamolo a cuore!
Assicuriamoci non solo di comprenderlo interamente, ma di ricordarcelo fino alla fine.
Gridiamo al Forte per maggiore forza, affinché possiamo praticarlo appena l'abbiamo compreso, cominciando subito, mettendolo in pratica nelle mille occasioni che ci vengono presentate nella vita.
Mettiamolo in pratica ogni giorno, senza interruzioni, dal momento in cui mettiamo mano all'aratro, perseverando sino alla fine.
Fino a quando il nostro spirito ritornerà a Dio.


Dio vi benedica nel nome del Signore Gesù.


11/05/12

Storielle: Chi sono?















“Chi sono io?” Chiese un giorno un giovane ad un anziano.

“Sei quello che pensi...  Te lo spiego con una piccola storia”. Rispose l’anziano.

Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto, si videro sulla linea dell’orizzonte due persone che si abbracciavano.

“-Sono un papà e una mamma” . Pensò una bambina innocente.

“-Sono due amanti!”  Pensò un uomo dal cuore torbido.

“-Sono due amici che s’incontrano dopo molti anni!”  Pensò un uomo solo.

“-Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare!” Pensò un uomo avido di denaro.

“-È un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra!” Pensò una donna dall’anima tenera.

“-Sono due innamorati!” Pensò una ragazza che sognava l’Amore.

“-Chissà perché si abbracciano!” Pensò un uomo dal cuore asciutto.

“-Che bello vedere due persone che si abbracciano!” Pensò un uomo di Dio.

"-Ogni pensiero rivela a te stesso quello che sei. Esamina di frequente i tuoi pensieri: ti possono dire molte più cose su te di qualsiasi maestro!”  Concluse l’anziano.

Come stanno i tuoi occhi?
-La lampada del corpo è l’occhio

«L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore reca fuori il bene; e  l’uomo malvagio, dal malvagio tesoro reca fuori il male; poiché dall’abbondanza del cuore parla la sua bocca.» (Luca 6. 45)

«La lampada del corpo è l'occhio; se dunque l'occhio tuo è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato, ma se l'occhio tuo è viziato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso, se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre!» (Matteo 6. 22, 23)

Gesù, aveva ben presente questa realtà del cuore umano. Egli parlava della condizione umana che Egli era venuto e viene per salvare... E diceva:
“Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adultéri, fornicazioni, omicidi, furti, cupidigie, malizie, frodi, insolenza, invidia, bestemmia, orgoglio, stoltezza. Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro dell'uomo e lo contaminano” (Marco 7:21-23).

«Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza c’è egli tra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Belial? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli?» (2Cor.6:5).

Dio vi benedica nel nome del Signore Gesù

C'era una volta...


C'era una volta un ragazzo con un brutto carattere.
Suo padre gli chiede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino
ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.
Il primo giorno il ragazzo pianto 37 chiodi nello steccato.
Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato
diminuì giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare i chiodi.
Finalmente arrivo un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato.
Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.
Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non aveva perso la
pazienza e litigato con qualcuno.
I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che avevalevato tutti i chiodi dallo steccato.
Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: "Figlio mio, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato.
Lo steccato non sarà mai più come prima.
Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste.
Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita.
Non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà.
" Una ferita verbale fa male quanto una fisica.



È scritto nella Bibbia:
La saggezza che è dall'alto ci insegna a rinunciare al nostro diritto e ad evitare contese.



“Chi è pronto all’ira commette ogni stoltezza e l’uomo tenebroso attira l’odio.”
I malvagi si chinano dinanzi ai buoni, e gli empi alle porte de’ giusti. (Proverbi 14:17 e 19 )

"L’integrità degli uomini retti li guida, ma la perversità dei perfidi è la loro rovina." (Proverbi 11:3 )

"Labbra ardenti e un cuor malvagio son come schiuma d’argento spalmata sopra un vaso di terra."
"Chi odia, parla con dissimulazione; ma, dentro, cova la frode."(Proverbi 26:23.24 )


Non lasciare che la tua rabbia sia padrona di te stesso e ti guidi a prendere decisioni cattive, se tu fai male a qualcuno, prendi il coraggio di chiedere il suo perdono
ciò che piantiamo, raccoglieremo:
"Non lasciatevi ingannare: Dio non può essere preso in giro. Un uomo raccoglie ciò che semina ".
(Galati 6:7)

Ma Paolo ci incoraggia in Galati 6:9, dicendo: "Non vi stancate di fare il bene."



 E disse loro: Siete anche voi così privi di intelletto?
Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo,
perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?
Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.
Quindi soggiunse: Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo.
 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
 adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
 Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo.
(Marco 7:18,23).







10/05/12

Una storia che ci fa riflettere: La rana e lo scorpione


La rana e lo scorpione

"- Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare,  chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto.
Così, con voce dolce e suadente, le disse:
"Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda.
" -La rana gli rispose "-Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!"
"-E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione
"-Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!
" -La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione.
Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto.
"-Perché sono uno scorpione..."
Rispose lui "-E' la mia natura"

Morale della favola:
Non è possibile frenare uno scorpione dall’istinto di colpire!
Come in questa favola, la nostra natura, o meglio la nostra innata inclinazione, si manifesta e fa capolino in tutti gli avvenimenti della nostra vita. 
La nostra natura ci porta a fare scelte coraggiose o avventate, ci porta a commettere errori o magari ci tira fuori dai guai.
Credo che il significato più forte sia proprio la sua inspiegabilità.
Un agire con danno per sé e per altri senza alcun comprensibile motivo.
Una follia che si annida nella “natura” umana, di cui si vedono molti esempi.
Alcuni, per fortuna, più comici che preoccupanti. Ma altri, purtroppo dolorosamente tragici.
Lo scorpione uccide per mangiare o per difendersi.
Non uccide per il gusto di uccidere o per dare sfogo ad una sua presunta natura assassina, che gli è stata attribuita dall'uomo.
Quindi uno scorpione umanizzato non lo farebbe mai e poi mai.
Ma in fondo, nella natura umana è già compresa la possibilità di comportarsi peggio di una belva ed andare oltre al proprio istinto animale, manifestando dei comportamenti senza che questi abbiano una attinenza con il suo reale stato.
L'uomo-scorpione non segue la propria natura, ma ne abusa.
Egli fa un uso arbitrario delle possibilità che la sua natura pensante gli offre.
E questo gli si ritorce contro, perchè non capisce che, quando si trova sulla stessa barca di un altro, le sue necessità coincidono con le proprie.
Dovrebbe essere a natura di un'entità superiore a dettare le condizioni.
Se continui a pensare a te stesso, allora in quel caso ti condanni da solo.
L'espressione della propria natura non è distinta dall'ambiente in cui ci si viene a trovare.
Quindi essere liberi di esprimerla non vuol dire agirla indiscriminatamente e senza un motivo preciso.
Anche se sei programmato per uccidere o acquisisci la possibilità e la consapevolezza di poterlo fare, non significa che sei costretto a farlo, ma che non sai fare altro, in quel momento sei schiavo di te stesso, non stai liberando la tua natura.
E questo gli animali lo sanno, anche se non ne sono coscienti, ma consapevoli sì.
-In definitiva non si nasce malvagi, come non si nasce buoni, ma non la possibilità di entrambi.

Dentro di noi alloggia si il bene che il male la parte oscura di noi possimo anche nasconderla, ma prima o poi esce fuori siamo uomini è la nostra natura!
Quante volte nella nostra vita abbiamo riposto la nostra fiducia in persone che non la meritavano di certo, e poi magari hanno risposto che ci hanno ferito senza pensarci, che non volevano,  che sono dispiaciuti. Anche questo era nella loro natura?
Purtroppo, ci sono così tante persone che si sono barricate mentalmente e non vogliono essere cambiate, e che non vogliono essere aiutate...

Le scritture ci insegnano che Dio non ci ha dato solo il libero arbitrio, ci ha dato la possibilità di essere liberi di scegliere ciò che vogliamo ( Il nostro libero arbitrio, la capacità di scegliere.) 
Bisogna avere il coraggio di scegliere di fare la cosa giusta. 
Non si può confidare nell'uomo perchè per sua natura è fallace, il motivo è questo...  L'unico infallibile è Dio. 
( "Maledetto chi confida nell'uomo; benedetto chi confida nel Signore." [Geremia 17:5])

** Che Dio vi benedica nel nome del Signore Gesù  **

08/05/12

















Storiella: Lo scoraggiamento

Una vecchia storiella narra che Satana, affamato, andava per le vie della vita camminando nell'ombra in compagnia dei suoi cani, i diavoletti delle umane debolezze. Veduto un uomo che avanzava lungo le vie della vita, Satana si rivolse con espressione amara al piccolo diavoletto e gli disse:
  -Vai a prenderlo!-
Prontamente il piccolo demone attraversa la strada e senza far rumore saltella alle spalle dell'uomo e gli sussurra:
  -Tu sei scoraggiato!-
  -No -disse l'uomo - non lo sono-
  -Tu sei scoraggiato- ripetè con più forza il piccolo demone.
L'uomo abbassò la testa e pensò:
  -Ebbene sì, forse un pò scoraggiato lo sono-
Il diavoletto ritornò da Satana e gli disse con orgoglio:
  -L'ho preso, egli è scoraggiato-
Venne a passare un altro uomo e di nuovo il vecchio Satana gli disse:
  -Vai a prenderlo-
L'orgoglioso piccolo demone dello scoraggiamento andò dall'uomo e ripetè la sua fatica. La prima volta gli disse:
  -Sei scoraggiato!-
  -No!  Rispose l'uomo - Non lo sono!
La seconda volta l'uomo rispose:
  -Ti dico che non sono scoraggiato!
La terza volta rispose ancora:
 -No! Tu stai mentendo... Io non sono scoraggiato!
L'uomo seguitò la sua strada con la fronte alta andando verso la Luce.
Il piccolo demone andò dal suo padrone tutto scornato:
  -Non ho potuto acchiapparlo, tre volte gli ho detto che era scoraggiato, ma la terza volta mi ha chiamato bugiardo e adesso lo scoraggiato sono io!

Lo scoraggiamento è l'arma principale utilizzata dal diavolo, per cercare di fermare a nostra fede, ed è sempre impegnato a cercare di influenzare la nostra mente. È quindi molto importante essere consapevoli di questo fatto, per non  lasciarsi mai catturare da questa.
Spesso noi sentiamo dentro di noi una voce che ci dice:
-Non ce la fai...
-Non ce la potrai mai fare...
-Ma cosa ti viene in mente?
-Lascia stare...
-Fai le cose come fanno tutti.
Quando la sentiamo sappiamo che è il diavolo che cerca di scoraggiarci.

Lo scoraggiamento è l'essenza dello "spirito di questo mondo," ed è l'arma usata dal diavolo per dominare le persone. È “l’arma” più pericolosa usata dal demonio contro di noi, perché blocca tutte le nostre immense possibilità e ci fa negare la fede.
Il diavolo vuole spaventarci, vuole farci credere impossibile la vittoria
No, assolutamente no!
Satana è il padre della menzogna...
Nulla è impossibile per chi crede, nessuna battaglia invincibile, nessuna difficoltà insormontabile, nessuna rinunzia impraticabile.
Chi è scoraggiato mortifica, odia se stesso e gli altri, perché chi è ferito ferisce.
Lo scoraggiamento è il contrario della fede…

“Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. 20Non rallegratevi però ... 19Io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni e di annientare ogni resistenza del nemico. Niente vi potrà fare del male." (Lc.10,17).

“Resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi”.(Gc.4,7)

Prendete perciò le armi che Di vi dà, per combattere, nel giorno della lotta, le forze del male e per saper resistere sino alla fine”. (Efes.6,10).

Gesú ha disarmato i principati e le potestà.
 "Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch'egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l'impero della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita."
(Ebrei 2:14-15)

07/05/12

Testimonianza di un ex musulmano


"chi mi confesserà davanti agli uomini, io lo confesserò innanzi al Padre mio; chi mi rinnegherà davanti agli uomini, io lo rinnegherò davanti al Padre mio" (Lc. 12, 8-9 ) e a (Mt. 10, 32-33).

"In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna: e non sarà più condannato, ma è già passato dalla morte alla vita." (Giovanni 5,24)

"Io vi dico che così vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di ravvedimento." (Luca 15.7)

05/05/12

- Lezioni di vita.


C’era un capo indiano che aveva quattro figli.  Voleva che i suoi figli imparassero a non giudicare le cose troppo velocemente. Per questa ragione li mandò a turno a fare una ricerca che consisteva nell’andare a osservare un pero che si trovava molto distante da lì.
Il primo figlio andò in inverno, il secondo in primavera, il terzo in estate e il più giovane in autunno.
Quando tutti furono andati e tornati li radunò perché potessero descrivere quello che avevano visto.
Il primo figlio disse che l’albero era brutto, ricurvo e contorto.
Il secondo figlio disse che non era vero, che l’albero era ricoperto da boccioli verdi e pieno di promesse.
 Il terzo figlio non era d’accordo, e disse che l’albero era carico di fiori che emanavano un odore così dolce ed erano così belli, che era la cosa più graziosa che avesse mai visto.
L’ultimo figlio dissentiva da tutti gli altri, disse che il pero era maturo, pendente per i frutti, pieno di vita e realizzato.
- Il capo indiano spiegò ai suoi figli che tutti avevano ragione, perché tutti avevano visto solo una stagione della vita dell’albero. Disse che non possiamo giudicare un albero, o una persona, da una stagione sola,  e che l’essenza di ciò che essi sono e il piacere, la gioia e l’amore che si sprigionano dalla loro vita possono essere misurati solo alla fine, quando tutte le stagioni sono passate. Se tu rinunci quando è inverno, ti perderai la promessa della primavera, la bellezza dell’estate e la pienezza dell’autunno.

Morale della storia:
Non lasciare che il dolore di una stagione distrugga la gioia di tutto il resto.
Non giudicare la vita da un periodo difficile.
Sii perseverante nei momenti difficili e i tempi migliori sicuramente un giorno arriveranno.
Abbia fede e lascia il resto con Dio.

-La felicità ti fa più dolce, le prove ti rendono forte,
-il dolore ti rende umano, i fallimenti ti insegnano a essere umile,
-il successo ti fa brillare,
"-ma solo Dio ti fa andare avanti!"

Dio è il nostro aiuto. Egli ci ha promesso:
“DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità” (Salmo 46:1).
Dio è la  forza !!
Non ti abbandonerà !!



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