02/11/15

Tu sei esperto in qualcosa?

Tu sei esperto in qualcosa?

Esiste un versetto che rivela un po’ riguardo al motivo che ha indotto Esaù ad aprire la mano dal suo diritto di primogenitura, spiegando così, la differenza tra gli “Esaù” e i “Giacobbe” che esistono nel mondo … in quale ti inquadrerai?
“I due fanciulli crebbero ed Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo di campagna, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che viveva nelle tende.”
Gn 25:27
In primo luogo, iniziamo a comprendere il significato della parola “esperto”: un esperto in qualcosa è qualcuno che ha una grande conoscenza in una determinata area, è abile, dotto. Ma, diventare un esperto, non avviene da un giorno all'altro, molto meno per essere un hobby.

Perché qualcuno diventi un esperto in qualcosa, sono necessari molti sforzi, dedizione, ore, giorni, mesi, anni di impegno. Questo era il caso di Esaù! Prova a immaginare… in quell'epoca, perché qualcuno potesse andare a caccia, doveva camminare un bel po’, andare lontano, restare giorni senza tornare a casa per portare qualcosa che ne fosse valsa la pena. Di sicuro, tutto questo rappresentava un sacrificio per Esaù, perché doveva restare lontano dalle comodità di casa sua, senza i piatti di sua madre …

Quando ritornava, tutti si rallegravano perché tornava sano e salvo, e lui a sua volta, felice di essere tornato e, sicuramente esausto, volendo soltanto riposare per recuperare le forze e, dopo un giorno, uscire nuovamente da casa per andare a caccia. Puoi comprendere che lui diventò un “esperto” di caccia. Commise errori, ci furono volte che tornò senza nulla, soltanto con il sentimento di frustrazione e la voglia di tornare per dimostrare che era capace.

E Giacobbe? 
In cosa diventò esperto? 
In nulla! 
Lui viveva nelle tende. Mentre suo fratello si dedicava alla caccia, lui restava ad apprendere a come amministrare, fare attenzione ai dettagli e, certamente, ascoltare tutto ciò che suo padre e, soprattutto sua madre, gli raccontavano su suo nonno, Abraamo: di come aveva obbedito alla Voce di Dio quando fu chiamato lasciando tutto per Lui… 
Delle molte prove che passò… Di quando era disposto a sacrificare suo figlio per obbedienza a Dio e Lui che giurò di benedirlo… 
Che Isacco suo padre, ricevette la benedizione da suo nonno …

Immagina come Giacobbe ricevesse tutto questo, che cosa provocavano in lui queste parole, la forza delle stesse nel suo spirito. La voglia di avere quella benedizione, sarà aumentata ogni giorno di più! 
La sua visione sarà stato ogni giorno di più in ciò che non è visibile (Benedizione) che in ciò che è visibile (eredità materiale di suo padre).

Esaù si dedicava alla caccia e, aveva poco tempo da dedicare all'ascolto per quanto concerne la Fede, l’Obbedienza, Sacrificio …

Gli “Esaù” di oggi sono giustamente coloro che vedono soltanto ciò che è materiale, sono persone di fede, credono in Dio, ma tutto il tempo che hanno lo dedicano per migliorare il loro livello di vita, acquisire beni materiali, fare nuovi corsi, amministrare la loro azienda… 
Finendo esausti di tutto questo, senza avere neanche il tempo per pregare (e quando lo fanno, è una preghiera “veloce”, perché “Dio sa già tutto”), non hanno iniziativa per meditare nella Bibbia (“leggono” soltanto quando sono in Chiesa e ascoltano la predica), e quando vengono in Chiesa, è soltanto per lamentarsi con Dio sulla loro situazione, per chiedere una risposta urgente, per chiedere la cura, la liberazione, un impiego …

I “Giacobbe”, sono tutti coloro che, nonostante necessitano migliorare molte cose nella loro vita (poiché hanno bisogno di salute, di un impiego, di clienti, di una casa, di macchine, famiglia felice, realizzazione sentimentale…), cercano di “vivere nelle tende”, ossia, hanno gli occhi e la loro attenzione rivolti per ciò che proviene dallo Spirito Santo, ciò che non si vede, ma che è Eterno, che hanno sete della Parola di Verità, il cui piacere è nell'Obbedire al Signore della loro Anima.

Rifletti insieme a me, tu sei diventato un “esperto cacciatore” o hai “vissuto in tende”?

Dio è con te e anch'io!

Vescovo Julio Freitas.

O caminho que você deve tomar - Bispo Edir Macedo

29/10/15

Nel dolore o nella fedeltà?


Entrambi vogliono, desiderano, bramano, gridano affinché Dio veda le loro necessità, però, fin quando uno piange, l’altro non ha il diritto di esigere!

Esistono due comportamenti che sono completamente differenti nella persona che è fedele e quella che è infedele, poiché nonostante entrambe vogliono la stessa cosa, che Dio risponda alle loro richieste, il loro modo di agire è abbastanza differente!

Adesso, osserva:
L’INFEDELE: La persona che è infedele a Dio, ma che conosce la Bibbia, i Comandamenti e le Promesse, chiede a Dio di ricordarsi del suo dolore, della sua afflizione, delle sue necessità.

IL FEDELE: Mentre la persona che è fedele a Dio, ai Suoi Comandamenti, chiede a Dio di ricordarsi della sua fedeltà, non dei suoi problemi, delle sue necessità. Lei chiede a Dio di pesare nella Sua Bilancia giusta, che è l’altare, la sua fedeltà.

Ti supplico, o Eterno, ricordati come ho camminato davanti a Te con fedeltà e con cuore integro.  2 Re 20:3

Il fedele chiede a Dio che prima risponda alla totalità del suo servizio, della sua Fede, della sua fedeltà, della sua confidenza, della sua obbedienza a Lui. Queste sono state le parole di Ezechia quando era stato designato per morire, a causa di un problema di salute, di conseguenza, lasciare il suo regno distrutto, visto che era già stato minacciato dal re dell’Assiria. Inoltre, Ezechia sarebbe morto senza lasciare un erede, una nazione stabile, e molto meno una famiglia salva.

Lui aveva molte necessità, molte più di noi, come re, come marito, padre, leader, ma prima di tutto ciò, lui era fedele a Dio.
Dio non si sensibilizza con i nostri dolori, afflizioni, minacce, lacrime, responsabilità, problemi che stiamo affrontando. La prova è che tutte le volte che il Signor Gesù ha incontrato una persona che piangeva, la prima cosa che faceva era di comandare alla persona di smettere di piangere. In altre parole, le tue lacrime, non risolveranno il tuo problema, e non serviranno a nulla. La persona fedele, si appella alla sua fedeltà!

Ezechia sapeva di non essere perfetto, ma si appellò a Dio nella pienezza del suo cuore: ossia, se il suo cuore, la sua fedeltà, non erano totalmente Suoi, nei buoni e nei cattivi momenti; se la sua Fede, la sua confidenza, la sua obbedienza, non erano rivolte a Lui.

Ezechia aveva chiesto a Dio di pesare nella Sua Bilancia, e Dio pesò, e cambiò quel quadro, Egli fece ciò che lui non gli aveva chiesto – lo curò, prosperò il suo regno, lo liberò dagli assiri, salvò la sua famiglia inoltre benedì i suoi eredi.
Vuol dire che Dio ha fatto le cose al di là di quello che poteva immaginare, perché lui si appellò alla sua fedeltà!

Però esistono persone che non sono benedette, pur decimando, offrendo e lavorando, perché? 
Perché sono infedeli a Dio, perché l’infedeltà non è tradotta in pratiche, ma in ciò che sei tu nel tuo cuore e se lo stesso appartiene a Lui o no.

Caro(a) lettore (a) fedele, non aprire la mano dalla tua fedeltà, perché lei non ha prezzo. Non venderti alle tentazioni, perché la tua fedeltà vale molto di più di tutto l’oro, tutto l’argento, di tutta la notorietà, di tutti i diplomi o titolo che possa esistere al mondo. Non aprire la mano dalla tua fedeltà, perché se tu lo facessi, è perché non ha un’alleanza con Dio, giacché, CHI HA UN’ALLEANZA CON DIO È FEDELE!

Dio è con te e anch'io!

Vescovo Julio Freitas

Uma Regra de ouro que Jesus nos deixou

Il migliore in tutto

Il migliore in tutto

Il Dio Altissimo è il meglio di tutto. Il Miglior Signore, Il Miglior Consolatore, Il Miglior Padre, Il Miglior Inspiratore, Il Miglior Amico, La Miglior Guida, Il Miglior Marito… 
E anche noi, come Suoi rappresentanti qui sulla Terra, dobbiamo differenziarci come i migliori in tutto, al fine che tutte le persone intorno a noi possano vedere che Egli è attraverso di chi noi siamo.

Il problema è che molti non prestano la giusta attenzione a questo, o hanno perso questa visione con il passare del tempo. Questi sono i migliori in chiesa e nei servizi direttamente legati al campo spirituale, ma lasciano a desiderare nelle loro mansioni quotidiane come padri, figli, mariti, mogli, dipendenti, titolari… 
Cercano di migliorarsi come servi di Dio, ma dimenticano di perfezionarsi come servi dei loro somiglianti. Così, non c’è da straniarsi se la sua fede perde credito davanti a coloro con il quale convive.

Dobbiamo ricordarci che, per compiere con efficienza la missione che ci è stata data per guadagnare anime, è fondamentale che siamo considerati come un punto di referenza per chi non conosce Dio, perché loro possano avere interesse nel conoscerLO. Infine, chi desidererebbe servire il Dio Eterno di un padre distante, di un figlio problematico, di un marito rilassato, di una moglie irritante, di un dipendente pigro o di un titolare ingiusto? 
A quale persona piacerebbe conoscere la fede di un’altra che si comporta peggio di lei? 
L’Altissimo, nella Sua Infinita Saggezza, ci orienta a questo riguardo:

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Matteo 5:16
Come riuscire ad essere migliori in tutto? 
Dio lascia il consiglio in Colossesi 3:17-24:

E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù… 
E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini… 
Poiché voi servite a Cristo, il Signore.
Ossia, ci dobbiamo comportare dinnanzi ai nostri somiglianti come se stessimo davanti a Dio, trattarli con la stessa dedizione con la quale trattiamo Dio e fare per loro come se stessimo facendo per Dio! 
Tutto questo in Nome del Signor Gesù, avendo la consapevolezza che Egli sta ricevendo nelle Sue Braccia le anime guadagnate attraverso della nostra testimonianza!

Essere migliore in tutto, non è arroganza, prepotenza, orgoglio e neanche vanità. Ma è mostrare il DNA dell’Onnipotente che scorre nelle tue vene. Essere il migliore in tutto è di competenza cristiana.

28/10/15

Santa Ignoranza

Santa Ignoranza

Iniziare a pensare e a mettere in discussione la situazione in cui si vive è il punto di partenza per l’azione della fede intelligente. Abraamo era un uomo che metteva sempre in discussione la sua vita e per questo si rivoltava con la religiosità della sua epoca, soprattutto perché vedeva che questa non poteva fare nulla per lui e la sua famiglia. Come avrebbe potuto credere in ciò che non poteva fare nulla neanche per se stesso? La sua rivolta e la sua intelligenza aprivano il cammino per conoscere il Vero Dio. Ma prima di essere Abraamo, lui era chiamato Abramo. Era un caldeo, un popolo che, come i suoi vicini, aveva dei per tutto: dio per questo e per quell’altro, dio dell’acqua, della fertilità, della piantagione, dei tuoni ecc.

Per Abraamo, Dio era Signore di tutte le cose, era Supremo e Sovrano.

Il padre di Abraamo, dice la tradizione giudaica, era un mercante di immagini, era un uomo devoto alle immagini, vendeva le immagini degli dei caldei. Un giorno, il padre di Abramo dovette uscire e lo lasciò per la gestione del negozio di immagini.

Abramo, rivoltato con tutto ciò, poiché il padre non credeva in un Unico Dio come lui stesso credeva, prese un martello da fabbro e ruppe tutte le statue, ma lasciò intatta la più grande di tutte, una di grandezza naturale, mise il martello tra le braccia dell’immagine e rimase lì aspettando il padre.

Quando il padre tornò, vide tutte quelle macerie, che era tutto distrutto. Guardò verso la statua più grande che aveva il martello tra le braccia e domandò al figlio che cosa fosse accaduto.

Abraamo gli disse che l’immagine grande aveva fatto quella strage rompendo tutto, e il padre gli rispose come avrebbe potuto fare una cosa simile se lei non aveva vita, era soltanto una statua!

Abramo allora gli rispose che, se lei era soltanto una statua e non aveva vita, perché il padre credeva in lei?

27/10/15

Benedizione della Primogenitura (Parte 1)



Nel capito 1 nel libro di Malachia, versetto 2, Dio disse queste parole:

Io v’ho amati, dice l’Eterno. Ma voi dite: In che cosa ci hai amati?. Esaù non era forse fratello di Giacobbe?, dice l’Eterno. Tuttavia io ho amato Giacobbe.

Le persone che vogliono che Dio dimostri il Suo amore per loro per mezzo di parole, sentimenti o, tollerando i loro errori.

Dio, perché ci ama, ci perdona e non assolve il peccatore! Perché lui impari dal suo errore, cresca, maturi, e diventi un esempio positivo di qualcuno che ha sbagliato, ma che ha riconosciuto il suo errore, lo ha confessato e abbandonato e, che adesso pratica ciò che è giusto, che è vero, che è sicuro!

Le persone vogliono che Dio, le ami e che inoltre, tolleri i loro errori, inoltre che lo benedica pur praticando ciò che è sbagliato! E Dio, Lui cammina nella Verità, Lui cammina nella Giustizia, Lui cammina nella Luce!
Se io voglio camminare nelle tenebre, Dio può camminare insieme a me?
Se io voglio mentire, Dio può camminare insieme a me?
Se io voglio praticare l’ingiustizia, Dio può camminare insieme a me?

No! Se io voglio camminare con Dio, se voglio che Dio cammini insieme a me, io devo amare la giustizia, devo amare la luce, devo amare la verità.
Dio ha detto “Io vi amo”, ma voi dite che non vi ha amati! Guarda i miei problemi; guarda le mie necessità, guarda quanta sofferenza! …
Si, ma Io non sono la causa della vostra sofferenza! 
Io non sono la causa del vostro dolore! 
Voi state raccogliendo ciò che avete seminato! 
Ma non per questo Io ho smesso di amarvi!

Perciò Egli domanda: “Esaù non era forse fratello di Giacobbe?”

Chi è stato Esaù? 
Il figlio primogenito del figlio della Promessa, il figlio di Isacco, che era il figlio di Abraamo, e Abraamo camminò con Dio.
Abraamo ha avuto le sue lotte, le sue difficoltà, è passato per momenti difficili, ma non per questo ha dubitato dell’amore di Dio, ne della Promessa e neanche dell’attenzione Divina! 
È diventato padre a cent’anni, è diventato padre di Isacco. Nei suoi ultimi giorni di vita, che cos'ha fatto Abraamo con Isacco?

Qual è stata l’eredità che Abraamo ha lasciato a Isacco? 
La benedizione che lui aveva ricevuto da Dio!
Ciò che arricchisce l’essere umano, non sono i beni materiali, non sono i diplomi, non sono i titoli, ciò che arricchisce l’essere umano, è la benedizione di Dio! 
Lui ci da la salute, Lui ci da la saggezza, Lui ci da la forza! 
La benedizione di Dio! 
Così Abraamo passò la benedizione a suo figlio, impose le sue mani su suo figlio. E suo figlio Isacco è stato benedetto come lo è stato Abraamo, primogenito di Dio.

Lui ricevette la benedizione della primogenitura. Isacco ebbe due figli, Esaù era forte, era un cacciatore, in quell'epoca era molto importante che l’uomo fosse così! 
In quell'epoca non c’erano gli eserciti, loro erano molto ricchi. Abraamo fu ricchissimo, e lasciò la benedizione a Isacco e tutte le sue ricchezze! 
Solo che il suo segreto, come il segreto di suo padre, non erano i beni materiali, era la benedizione di Dio!
Adesso, Esaù, non vedeva in questo modo, lui vedeva i beni, suo nonno era stato ricco, di successo, è stato un uomo di Dio, mio madre lo stesso, io erediterò naturalmente …. Che cosa?”
 …. Le ricchezze di mio padre!

È l’ordine normale della vita, io sono il primo figlio, quindi una parte dell’eredità è mia! 
Lui era già forte, coraggioso, cacciatore. La Bibbia dice che era peloso! 
Capellone, coraggioso. La Bibbia dice che aveva molte pretendenti!
Non era il caso di Giacobbe, lui era un uomo calmo, di casa, era completamente differente da suo fratello! 
Solo che questi commise un grave errore, lui disprezzò la benedizione del padre. Lui disprezzò l’imposizione delle mani del padre, che gli avrebbe passato ciò che ha più valore, che il denaro non può comprare! Che le guerre non conquistano! Che la bellezza, la salute, la fama non gli da!

Ci sono cose nella vita, che il denaro non compra, il tempo non conquista, tutto non ci da!

Lui ha disprezzato la benedizione di Dio, la benedizione del padre, la benedizione della primogenitura, e lui, guardò soltanto in ciò che era materiale, nell'oro; nell'argento; nei beni; nei servi che aveva ereditato dal padre. Lui ereditò animali, migliaia di animali, e disprezzò lo spirituale!

Suo fratello, che non era il primogenito, ma che era spirituale, lui disprezzò il materiale, lui non voleva ciò che era materiale. Lui non si preoccupava dell’oro della tenuta, con i servi, con le serve, con gli animali! 
Lui si preoccupava, con ciò che il padre aveva ricevuto dal nonno! 
… Che cos'era? …
La benedizione della primogenitura, l’imposizione delle mani del padre al figlio, dicendogli: “figlio ricevi la benedizione che Dio mi ha conferito. Io la passo a te!”

La benedizione di Dio non si conquista con parole, la benedizione di Dio, si conquista con obbedienza, sacrificio, perseveranza, lotta! 
Tu che lotti contro di chi? 
Contro gli altri! Si o no!?
No! 
Lottando contro il tuo stesso “io”, contro l’autosufficienza, sono intelligente, sono capace, sono forte, che era l’errore di chi? 
Di Esaù!

Dio è con te e anch'io!

Vescovo Julio Freitas

Obiettivo del talento

Obiettivo del talento

Nella parabola dei talenti, documentata in Matteo 25:14-30, possiamo notare che il Signor Gesù non ha dato i talenti ai Suoi servi invano. Lui aveva un proposito, un obiettivo, una visione, un’aspettativa riguardo a questi talenti. Ti sei già domandato perché Dio ti ha dato il talento che hai? 
Che cosa aveva in mente quando Ti ha concesso una capacità maggiore per una determinata cosa? 
O qual è la Sua intenzione nell'abilitarci ad un incarico specifico?

Dio vuole ricevere i frutti di questo talento, ossia, moltiplicare il talento. Così come quando diamo qualcosa a Dio e ne riceviamo moltiplicato, anche Lui quando ci da qualcosa deve ricevere moltiplicato! 
Non c’è nulla di più giusto, non è vero?

Esistono talenti che nascono già con noi, ed altri che dobbiamo sviluppare in rapporto alla nostra crescita e maturità. Lo sviluppo di questi nuovi talenti non è un qualcosa di superfluo o dispensabile, ma è un obbligo! 
Per di più, non è questo che Egli ha preteso dai Suoi servi, nella parabola? 
Che guadagnassero altri talenti attraverso quelli che gli erano già stati dati?

Il talento moltiplicato è ciò che abbiamo acquisito per mezzo di quelli che avevamo dalla nascita. Il servo buono e fedele moltiplica i talenti che ha ricevuto, ossia, sviluppa gli altri talenti attraverso loro! 
Non si accontenta di ciò che sa già fare, ma cerca di fare di più! 
Non restituisce soltanto ciò che ha ricevuto, ma restituisce anche quelli che ha sviluppato!

Nella parabola, colui che aveva cinque talenti, ne guadagnò altri cinque; colui che ne aveva due, ne guadagnò altri due. Questo significa che possiamo sviluppare almeno un talento di ogni talento che abbiamo! 
Che cosa straordinaria!

Il talento che tu hai, qualunque esso sia, non ti è stato dato invano. Perciò, non riceverlo invano, conforme a quanto è scritto:
"Ora, essendo Suoi collaboratori, vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio." 2 Corinzi 6:1

Dio ti ha concesso questo talento perché tu sia un Suo cooperatore, salvando e moltiplicando gli altri talenti, per salvare di più! 
Ogni talento che possiedi o sviluppi è un canale in più per guadagnare anime. Questo significa che, quanto più talenti possiedi, più anime potrai guadagnare!

Che cosa farai, adesso che hai compreso l’obiettivo del talento?

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