26/11/14

Ama il tuo prossimo come te stesso

"Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro." (Matteo 7:12 )

"Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. " (Marco 12:31)

" Non ti vendicherai, e non serberai rancore contro i figliuoli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso..." (Levitico 19:18)

Allora... :  Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te!

Come Dio si occupa del peccato

Come Dio si occupa del peccato

Nel deserto di Sin, il popolo era assetato e non vi era acqua da poter consumare. Le persone iniziarono a lamentarsi con Mosè, che pregò Dio per una soluzione, e il Signore gli ordinò di parlare alla roccia perché uscisse da lei l’acqua che avrebbe saziato la sete di tutti. Numeri 20.

Immagina un leader che, per 39 anni, guidava circa tre milioni di persone nel deserto, i quali, successivamente, lo incolpavano per qualunque difficoltà e frustrazione! Oltre a questa grande responsabilità, Mosè soffriva anche in silenzio per la morte della sorella, Miriam.

Per un istante d’ira, egli batté due volte sulla roccia invece di parlarle. Quest’attitudine rattristò notevolmente Dio, che gli impedì di entrare nella Terra Promessa.

Probabilmente, starai pensando che l’atto di Mosè non fosse stato così grave e che sicuramente Dio avrebbe compreso la sua debolezza, Non è vero? No, non è vero. Le cose furono molto brutte per Mosè e suo fratello, Aaronne. Perché Dio giudica la radice del peccato e penetra dove gli occhi umani non riescono a valutare. Per l’Altissimo non importano i giustificativi dati da una persona per difendere il suo errore, poiché Lui non si convince con nessuna scusa usata per praticare il peccato. Egli guarda il peccato in se.

Avventatamente, Mosè disobbedì ciò che gli era stato ordinato di fare. L’acqua sgorgò per saziare la sete del popolo, però, Dio riprese severamente lui e Aaronne: Poi il SIGNORE disse a Mosè e ad Aaronne: Siccome non avete avuto fiducia in Me per dare gloria al Mio Santo Nome agli occhi dei figli d'Israele, voi non condurrete questa assemblea nel paese che Io le do. Numeri 20:12

Bada che il peccato di Mosè non fu carnale, commesso per una debolezza o una tentazione, ma spirituale. Lui disobbedì perché fu incredulo. E provenendo questo da Mosè, Dio lo considerò un duro colpo, come il tradimento di un amico, visto che Egli l’onorava davanti a tutti e adesso stava essendo disonorato di fronte al Suo popolo. Il Suo Nome non sarebbe stato santificato e non avrebbe neanche ricevuto la gloria dovuta. Mosè e Aaronne si ribellarono contro Dio e usarono la loro posizione di leader con una motivazione errata. Deuteronomio 32:51

L’incredulità produce un comportamento tanto insolente e dilagato che pone nello sceicco l’affidabilità nella Parola Divina, come se l’Onnipotente non fosse in grado di compiere ciò che promette.

Il peccato rese a Mosè ciò che lui desiderava di più: terminare la sua missione. Lui ebbe il piacere, o il pesare, di vedere da lontano la Terra Promessa, ma non vi poté entrare, pur avendo insistito molto, con l’Altissimo. Per un leader come lui, non poteva esistere nulla di più doloroso.

Di fronte a ciò che avvenne con Mosè, possiamo considerare una lezione preziosa: quanto più conosciamo Dio e la Sua Parola, più timore e tremore dobbiamo avere, poiché Egli tratterà i nostri sbagli con criteri giusti e individuali, e nessuno resterà immune dalle conseguenze degli sbagli commessi.

Blog: Vescovo Macedo
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