17/01/15

Per riflettere: IL PRIMO FIORE


In un paesino di montagna c’è un’usanza molto bella. Ogni primavera si svolge una gara tra tutti gli abitanti. Ciascuno cerca di trovare il primo fiore della primavera. Chi trova e raccoglie il primo fiore sarà il vincitore e avrà buona fortuna per tutto l’anno. Per questo partecipano tutti, giovani e vecchi.

Un anno, all’inizio della primavera, quando la neve cominciava a sciogliersi e a lasciare liberi larghi squarci di terra umida, tutti in quel paesino partirono alla ricerca del primo fiore. Per ore e ore cercarono in alto e in basso, sulle pendici dei monti, ma non trovarono nessun fiore. Stavano già abbandonando la ricerca, quando udirono un grido.

“E’ qui! L’ho trovato!“. Era la voce di un bambino. Uomini, donne e bambini corsero verso di lui, che stava battendo le mani e saltando per la gioia. Quel bambino aveva trovato il primo fiore.

Il primo fiore, però, era sbocciato in mezzo alle rocce, qualche metro sotto il ciglio di un terribile burrone. Il bambino lo indicava con il braccio teso, giù in basso, ma non poteva raggiungerlo perché aveva paura della bocca spalancata del burrone. Il bambino però desiderava quel fiore più di qualunque altra cosa al mondo. Tutti gli altri erano gentili, lo volevano aiutare. Cinque uomini forti portarono una corda. Intendevano legare il bambino e calarlo fino al fiore perché potesse coglierlo. Il bambino però aveva paura. Aveva paura del burrone, aveva paura che la corda si rompesse. “No, no“, diceva piangendo, “ho paura!“

Gli fecero vedere una corda più forte. Non cinque, ma quindici uomini forti l’avrebbero tenuta. Tutti lo incoraggiavano. A un tratto il bambino smise di piangere. Con una mano si asciugò le lacrime. Tutti fecero silenzio per sentire che cosa avrebbe fatto il bambino.

“Va bene“, disse il bambino, “andrò giù. Io andrò giù se mio padre terrà la corda!“.

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✎ Un bambino si fida dei suoi genitori; anche noi ci dobbiamo fidarci di Dio, che è
nostro padre,

✎ Dobbiamo restare adulti per quanto riguarda la saggezza, la prudenza e l’avvedutezza, ma divenire bambini nella semplicità, nella purezza e nella spontaneità.

✎ Dobbiamo avere il coraggio e la capacità di abbandonarci nelle braccia di Dio senza impantanarci nelle nostre adulte obiezioni.

La terra che ti mostrerò


La terra che ti mostrerò

Senza protestare.
Senza tergiversare.
Senza discutere un’opinione.
Ma credendo che Chi stava parlando voleva il meglio per lui.
Anche se fosse difficile comprendere al momento, per la fede lui sapeva che avrebbe capito dopo.
Esattamente in questo modo che Abraamo partì, obbedendo alla voce della fede.
Gn 12:1-4

“Sii tu una benedizione”, fu una delle promesse che Dio fece d Abraamo.
Tutti noi sappiamo che non è necessario che cerchiamo qualcosa che dobbiamo essere.
L’obbedienza di Abraamo lo fece la proprio benedizione.
Essendo così, non faceva alcuna differenza scegliere il luogo dove andare, perché, indipendentemente dal luogo, Abraamo era ed aveva la benedizione.
Quelli che non lo sono, è per questo che non hanno, vivono in accordo con ciò che vedono, ascoltano o sentono.
Soggettivando così le loro decisioni al fallimento.
Fu questo che accadde con il nipote di Lot. Gn 13:9-12
“Alzando gli occhi, scelse per se tutto il prato del Giordano”.
Lui non sapeva che quel luogo gli avrebbe procurato crepacuore e sofferenza.
Per coloro che sono la propria benedizione, perfino i luoghi più sfavorevoli, diventano anche benedizioni. Abraamo non scelse nulla, e neanche ne aveva bisogno, andando verso la terra di Canaa; non solo abitò lì, come anche la possedette.
Questa da segno, era la terra che Dio aveva detto: “Va nella terra che ti mostrerò.”

Una volta che tu vivi nell’obbedienza alla Parola di Dio, il luogo dove ti trovi, o dove andrai, non farà alcuna differenza.
Tu sei e hai la Benedizione!
Quello che non andrà bene per gli altri, per te lo sarà.

Tutti i servi vivranno questa esperienza.
Chi l’ha già passata, la passerà di nuovo.

Vescovo Djalma Bezerra

Blog Vescovo Macedo
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