02/11/11

‎- La difficoltà del saper perdonare





Una delle cose più difficili della vita di ogni uomo è il saper perdonare veramente.
Moltissimi sono capaci, in determinati momenti della vita, di grandi gesti di altruismo: donano le proprie sostanze, il loro tempo a chi ne ha bisogno, fondano associazioni di volontariato e istituzioni filantropiche di tutti i tipi: adozioni internazionali, solidarietà ecc. Tutte cose eccellenti.
Pochi, però, sono capaci di perdonare. Quando riflettiamo in profondità e con molta sincerità sul nostro modo di perdonare, ci rendiamo conto dei grossi limiti che possediamo. Lo esperimentiamo innanzittutto nei rapporti familiari, con gli amici, con i colleghi di lavoro, con i compaesani, con tutti gli altri.
Molti di coloro che subiscono un torto da un amico o da un familiare, ad esempio, si sentono feriti perché lo ritengono un vero tradimento che ha inquinato la fiducia e calpestato la propria dignità. Nasce, allora, il risentimento che molto spesso rimane indelebile perché, come una cicatrice, difficilmente si dilegua dal loro animo.
Qualora l'amico o il familiare chiedono perdono, l'offeso è anche disposto a concederglielo, ma il risentimento molto spesso permane in maniera subdola e non consente di ristabilire i rapporti di prima. Nel suo inconscio l'offensore rimane qualcuno che ha tradito e magari è capace di tradire ancora... Questo "risentimento" si presenta sotto tante sfumature e può portare a sottili forme di vendetta, anche dopo il perdono manifesto.
Il vero perdono, quindi, è incondizionato, ma può nascere solo dalla presa di coscienza umile e sincera della propria fragilità. In alcuni casi, però, noi non perdoniamo di cuore gli altri perché non sappiamo perdonare noi stessi: proiettiamo in loro le nostre fragilità che odiamo e che non osiamo confessare per orgoglio.
Spesso, poi certe forme di perdono sono dettate da un sottile orgoglio o da un certo senso di superiorità, se non adirittura da un calcolo politico o da una ricerca di potere sugli altri.
Nel film Shiendler's list è emblematico, a tale proposito, l'astuto suggerimento dato dallo stesso Shiendler all'ufficiale del campo di concentramento, il quale si era poi convinto che il perdono fosse espressione di una forma di potere superiore a quello di vita e di morte che egli esercitava sui poveri internati.
Se prendessimo coscienza delle nostre fragilità chiederemmo più spesso perdono agli altri. Quando esperientiamo l'esigenza di sentirci perdonati, forse saremmo più disposti a perdonare gli altri di cuore e incondizionatamente.
E se tutti imparassimo a perdonare di cuore, la nostra vita sarebbe diversa: molte guerre non avrebbero più senso, non ci sarebbero più certe forme devastanti di vendetta, le famiglie rimarrebbero unite, la società diventerebbe più efficiente, la solidarietà più genuina abbatterebbe altre frontiere...
Non per niente le ultime parole di Gesù morente esprimono il perdono verso il ladrone e verso coloro che lo stavano torturando.
Ciò significa che il perdono sincero è il gesto più umano e divino che ognuno di noi possa effettuare. Ma è necessario per chi vuole ascendere verso la progressiva divinizzazione.

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